casaleggioIl Corriere della Sera è già del sig. Cairo? Ieri c’erano due notizie di particolare rilievo da presentare in prima pagina: L’approvazione alla Camera del testo di riforma costituzionale e La morte di Casaleggio.

La prima notizia è di rilievo assoluto. Dopo decenni di tentativi, più o meno sinceri , di riformare la costituzione, toccando in particolare il bicameralismo perfetto, si è riusciti a far votare un uguale testo alle due Camere, in prima e seconda lettura. Anche al senato che, con questa riforma , ne esce fortemente ridimensionato.

La seconda notizia richiedeva giustamente un’attenzione particolare, per un personaggio che, comunque lo si giudichi, ha saputo catalizzare una quantità enorme di voti.

Pensavo che l’ordine di impaginazione fosse questo.

E invece no. Gigantografia di Casaleggio in testata, con tanto di articolo di fondo dedicato a cura di Daniele Manca; per l’altra notizia, la riforma costituzionale, un articolo a metà pagina – titolo su 4 colonne, ma testo su una sola.

Per chi si intende di comunicazione il messaggio è chiaro: sostegno incondizionato a M5S, e tentativo di sminuire l’importanza della riforma.

Da tempo seguo con attenzione la marcia positiva di Grillo & C, facendo fatica a comprendere come il solo fare riferimento alle RETE, che poi si riduce a poche migliaia di interventi, possa fare aggio sull’attività di partiti, per esempio il PD, che alle primarie mobilita centinaia di migliaia di simpatizzanti, e ancor più nel caso della scelta del segretario nazionale.

Certo accusare i partiti (quali?) di fare lobby, di cadere in casi di malaffare, ecc. è gioco facile. Il problema è cosa proporre in alternativa. Fin’ora dove i M5S sono andati al potere, non hanno dato grande dimostrazione di capacità di governo. Ma si sa possono imparare. Ed è qui che scatta la mia curiosità.

Da tempo segnalo questa anomalia nel PD di Monza (che in termini percentuali può essere riferimento anche per il PD nazionale):

 

  • Circa 300 iscritti

  • Punta di 5-6000 simpatizzanti che, alle primarie, vengono ad esprimere la loro preferenza per questo o quel candidato

  • 20.000 voti alle ultime politiche.

 

I numeri possono oscillare, ma l’ordine di grandezza è questo.

La domanda è sempre la stessa: perché almeno una parte dei 6000, che partecipano almeno con l’esprimere una preferenza, non si impegna positivamente nella vita del partito?

La risposta più facile è che l’immagine di partito tout court è stata “sporcata” per molto tempo dagli scandali veri o presunti. La gente pensa che i partiti partecipino ancora a questa “torta “ e, per esempio, non ci crede se diciamo che il PD di Monza non ha i soldi per pubblicizzare con manifesti eventi interessanti come il dibattito sul referendum di domenica prossima.

Casaleggio ha colto questa situazione ed ha teorizzato una politica senza partiti, dove gli uomini impegnati rispondono solo alla RETE. (anche se fin’ora la rete era soprattutto Grillo e Casaleggio).

Interessante il breve filmato “GAIA” che ipotizza nel 2050 un mondo perfetto, senza più divisioni, interessi contrastanti, e via.

Nella parte finale dell’articolo Daniele Manca, riporta: avrebbe voluto scrivere ancora, non tanto, - una volta a settimana - per dare corpo alle sue intuizioni e visioni. A quell’intelligenza collettiva (mondiale ndr.), che però ha sempre bisogno che qualcuno tiri le fila. E chi sarebbe stato questo qualcuno, potenziale presidente del mondo? La RETE, certo.

Bene, se mi aspettavo una risposta, questa mi lascia sconcertato e deluso!

Tra poco, alle amministrative, il M5S giocherà la sua carta. Forte di un consenso vasto (secondo i sondaggi) potrebbe anche vincere la corsa al Campidoglio, a Roma. Con quale politica? Finora si sono distinti nel fare opposizione, anche in modo scomposto, e nel rifiutare qualsiasi alleanza con chiunque. Cosa faranno? Sapranno scegliere tra realismo e populismo?

Rimango comunque con il mio interrogativo di sempre: che futuro per i partiti? Non certo nel fare rivivere le politiche di un passato che non torna più. Quale politica sviluppare per attirare gli elettori, soprattutto i giovani, ad operare concretamente in essi?

O dobbiamo rassegnarci a vedere i partiti trasformati in puri comitati elettorali?

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