Il leader libico a tutto campo su diritti umani, donne, immigrazione e democrazia. Finocchiaro: "Gheddafi ha un concetto di democrazia e di diritti molto diverso dal nostro".

 

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Forse sarà ricordata come la più lunga tre giorni della storia d’Italia, forse alla fine saranno in tanti a tirare un sospiro di sollievo. Certo è che Muasser Gheddafi non è il classico ospite in punta di piedi, i suoi interventi degli ultimi giorni hanno avuto sull’opinione pubblica italiana l’effetto di un uragano. Dopo le contestazioni parlamentari che hanno portato il governo a fare dietrofront (uno dei tanti!) sul discorso del colonnello al Senato, sono gli studenti dell’Onda a mobilitarsi. E già perché nella giornata di giovedì Gheddafi “decide” di parlare proprio a casa loro, all’Università “La Sapienza” di Roma.

Le parole di Gheddafi hanno il sapore dell’invettiva, nonostante le sue frequenti citazioni di “amici”: l’amico Schifani, l’amico Frattini, l’amico Prodi, l’amico Andreotti…ma soprattutto lui: l’amico Berlusconi. Per il premier libico, non esattamente un campione di rispetto dei diritti umani e civili, il premier italiano è un vero e proprio faro. È con lui che condivide le idee in materia di immigrazione e durante la sua visita all’università non manca di sottolinearlo, spiegando all’assemblea che “quelli che arrivano in Italia non sono rifugiati politici, ma solo persone affamate”. Certo, sarebbe strano se il presunto “persecutore” ammettesse che migliaia di persone rischiano la vita pur di sfuggire alle condizioni imposte dal regime, ma ancora più strano è sentir dire a Gheddafi una verità sacrosanta: quelle persone muoiono di fame. Molte di loro letteralmente, visto che i respingimenti italiani si sono conclusi con persone agonizzanti abbandonate sulle coste libiche, dopo aver affrontato giorni in mare senza cibo e acqua.

E mentre il leader libico illustra la sua visione del mondo, con “americani non tanto diversi da Bin Laden” e “un terrorismo sbagliato ma da comprendere”, fuori gli studenti esprimono con urla e fischi il loro dissenso. Una di loro, Silvana, presente alla conferenza chiede la parola per porre a Gheddafi una domanda sul rispetto dei diritti umani nel suo Paese. Il microfono le viene letteralmente strappato dalle mani. Il motivo? Secondo la studentessa le domande erano precedentemente concordate. La ragazza spiega:“Ci sono gravi condizioni nelle carceri libiche, questo è incompatibile con quello che ha detto durante il suo intervento di poco fa”.

Tappa successiva del tour presidenziale è il Campidoglio. Qui il presidente libico ha presentato la sua teoria sull’abolizione dei partiti e, fra il serio e il faceto, ha detto che “Berlusconi sarebbe un graditissimo presidente in Libia”. Forse perché, vista la linea politica dei due leader, i libici non noterebbero la differenza.

E oggi il premier africano si è recato alla sede di Confindustria per incontrare la presidente Marcegaglia. A lei ha assicurato “una svolta nei rapporti bilaterali tra Libia e Italia” e ha promesso di non vendere a nessuno il gas libico a scapito del Belpaese. Ha seguito una lunga descrizione, e conseguente indignazione, da parte del colonnello della condizione femminile nella concezione islamica: “la donna per loro è un mobilio”. Il ministro delle Pari Opportunità, Mara Carfagna coglie l’occasione per declamare l’ennesima promessa, questa volta da attuarsi addirittura fuori dai confini italiani: “il governo si occuperà in prima persona della situazione delle donne in Africa”. Ma il Gheddafi paladino della riscossa femminile e la Carfagna, battagliera rappresentante di categoria convincono poco e nel PD c’è chi se ne accorge.

Rosy Bindi, vicecapogruppo alla Camera afferma: “Le parole della ministra delle Pari Opportunita' sono una beffa. Il presupposto di un aiuto vero e credibile alle donne africane e' la fine della politica dei respingimenti e la ratifica da parte della Libia della Convenzione internazionale sui diritti dei rifugiati. Fino a quando donne e bambini che fuggono da fame, violenza e povertà saranno ricacciati in mare nessun ministro italiano potrà parlare in coscienza di diritti e pari opportunità. Non ci sono diritti per le donne senza libertà di movimento, libertà politica e democrazia, senza lotta alla fame e alla sete, alla paura, alla ignoranza e al razzismo. Questa lotta si combatte con risorse adeguate insieme alle organizzazioni internazionali, con una politica seria e coraggiosa di cooperazione allo sviluppo. L'Italia con i tagli ai programmi di aiuto per l'Africa e' inadempiente anche su questo fronte. Ed e' triste che il posto della politica sia invece occupato dallo show business”.

Dello stesso avviso la giovane deputata Pina Picierno, responsabile del settore Legalità del PD. "Non possiamo accettare, - ha affermato - come cittadini, le parole spese da Gheddafi sull'emancipazione femminile, sapendo che il Paese che rappresenta e' oggetto di segnalazioni da parte di tutte le principali organizzazioni internazionali, sull'esistenza di luoghi di reclusione che violano i diritti umani, specialmente quelli delle donne". Il ministro delle Pari opportunita', Mara Carfagna dovrebbe spiegare la scelta incomprensibile di un incontro che non e' servito, nemmeno lontanamente, a ragionare sulla questione dei diritti umani non rispettati dal colonnello Gheddafi. Il mondo guarda stupito il nostro Paese: tributare accoglienze al leader della Libia, senza che la questione dei diritti umani abbia la necessaria centralita', essendo il fondamento piu' importante della politica internazionale dell'Unione europea"

Pacata, ma non tenera l’analisi della capogruppo al senato Anna Finocchiaro: "Nessuno ovviamente dubita dell'importanza e anche dei passi avanti positivi che si stanno facendo nelle relazioni tra Italia e Libia. Peraltro ricordo che il primo protocollo da cui poi e' scaturito l'accordo Italia-Libia, che noi abbiamo votato, e' del ministro Giuliano Amato. E' un percorso che va avanti e che deve andare avanti. Ma anche dalle parole del leader libico che ho sentito stamattina emerge una concezione molto diversa dalla nostra delle forme di esercizio del potere, tipiche delle democrazie liberali, dei diritti e delle garanzie. Ora e' auspicabile e prioritario che alla ripresa delle relazioni tra i due Paesi consegua un comune e concreto impegno nella tutela dei diritti umani dei migranti e delle migranti”.

Più ironica la reazione dell'eurodeputato Roberto Gualtieri, che commenta così le provocazioni del colonnello ai partiti: "Penso che Gheddafi non abbia titoli per dare lezioni di diritto costituzionale nel nostro paese, farebbe bene a studiare il diritto costituzionale europeo per tentare di dare una democrazia al suo di paese".

E visti i toni e le polemiche degli ultimi giorni, le visite odierne del leader libico non potevano che concludersi con un "colpo di scena". Atteso alle 16.30 alla Camera dei Deputati per un convegno organizzato da ItalianiEuropei e Medidea, l'ospite non si presenta. Dopo oltre due ore di van attesa, il presidente Gianfranco Fini dichiara: “È un ritardo non giustificabile, nel pieno rispetto delle istituzioni, considero annullata la manifestazione, assumendomene la responsabilita' nel rispetto di quello che ritengo sia il ruolo del Parlamento in una democrazia". Una decsione, quella di Fini, presa in autonomia e piena responsabiltà, senza attendere l'avallo dei presidenti della Repubblica e del Consiglio, entrambi indisponibili.

Apprezzamento dal Partito Democratico che sottolinea come Fini "si e' comportato in modo corretto e istituzionale, rispettoso della dignita' del Parlamento e degli italiani".


Iv.Gia

 

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