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convenzione nazionale pdVi proponiamo di seguito il resoconto personale di Maurizio Montanari sulla convenzione nazionale del Partito Democratico.

Impressioni a caldo dopo la convenzione nazionale del 3 febbraio, nella testa molte idee, molti spunti di riflessione, molte sensazioni che complessivamente danno l'idea di una ricchezza presente nel partito, ricchezza che non sempre viene espressa, comunicata e valorizzata.

Certo la convenzione è un passaggio ormai superfluo; credo che di questo siamo tutti consapevoli. Se poi pensiamo al compagno di Catanzaro che era partito in treno a mezzanotte ed è arrivato a Roma alle 8, abbiamo un'idea forse un pochino più concreta di che cosa significhi sprecare energie.

Non so se questo compagno alla fine avrà fatto un bilancio positivo dell'incontro; io lo ritengo comunque un incontro politicamente rilevante. Per esempio è rilevante il contesto in cui Patrizia Toia, capogruppo al Parlamento europeo, ha inquadrato il documento che è stato recentemente rilasciato dal gruppo; Patrizia ha ben chiarito che non si tratta di un documento conclusivo ma di un contributo che il gruppo parlamentare ha ritenuto di dover dare alla fine del suo mandato. Patrizia ha chiarito anche che tale documento non è assolutamente in contrasto, come ho visto raccontare per esempio su Repubblica, con il manifesto europeista di Carlo Calenda.

Molto rilevante il dialogo tra Enrico Giovannini e Frans Timmermans. Enrico Giovannini, con la sua Associazione italiana per lo sviluppo sostenibile (ASviS), è ormai un ospite fisso delle nostre manifestazioni nazionali. I suoi messaggi di fondo, basati sull’Agenda ONU 2030, sono estremamente radicali; la sostenibilità e composta di tre parti: quella economica, quella sociale e quella ambientale ma, dal punto di vista politico, quella sociale è quasi più importante perché consente, secondo Giovannini, di avere il consenso politico per affrontare le altre due.

Giovannini ha ribadito anche ieri che l'Agenda 2030 punta a ridefinire il modello economico capitalistico in cui viviamo. Gli stessi concetti erano stati espressi da Giovannini al Forum nazionale per l'Italia a Milano lo scorso anno.

Se questa proposta politica è lo scenario di fondo in cui ci muoviamo e verso cui ci muoviamo, allora il giudizio sulle tre principali mozioni congressuali diventa più semplice:

  • la mozione Roberto Giachetti, che punta sull'orgoglio di quanto fatto dai nostri governi senza mettere in discussione la linea politica complessiva, mi sembra inadeguata.
  • Le mozioni di Maurizio Martina e Nicola Zingaretti mi sembra che abbiano i concetti di Giovannini come linee guida. Si differenziano per l'atteggiamento dei due leader nei confronti del resto del partito e del sistema delle alleanze. Martina vorrebbe rappresentare un punto di unità essenzialmente rivolto all'interno del partito. Zingaretti, invece, vuole rappresentare un polo di attrazione più verso l'esterno del partito, al fine di riaggregare forze e cittadini che abbiamo perso nel tempo.

Per capire la distanza che separa i sostenitori della mozione Giachetti da quelli di Martina basta aver sentito la persona (fatico a definirlo “compagno”) che sedeva dietro di me. Feroce sostenitore di Giachetti, questa persona apostrofava gli ex compagni di corrente (ora sostenitori di Martina) perché non si alzavano a celebrare quanto stava dicendo Giachetti. Certamente capisco l'amarezza di questi compagni per quanto è successo in questi anni e per il trattamento che ha ricevuto Matteo Renzi; dovremo fare i conti con questa amarezza e questa rabbia per tentare di continuare a lavorare assieme nel nostro partito. Certo, senza accettare veti: come quello che Giacchetti ha pronunciato ieri sull’ ipotesi che noi si possa tornare a dialogare con  gli ex compagni della sinistra-sinistra. Per raggiungere questo obiettivo unitario, credo non ci sia alternativa al rimanere al merito delle questioni economiche, sociali, ambientali che abbiamo di fronte.

Per concludere sono stato molto contento di avere sentito dal vivo Francesco Boccia, Dario Corallo e Maria Saladino.

Francesco Boccia ha sintetizzato la sua analisi di quanto successo il 4 Marzo con la frase “il PD ha mal percepito la condizione sociale del paese” e conseguentemente ha dato il suo endorsement alla candidatura di Nicola Zingaretti. Da approfondire anche lo spunto di Boccia su una piattaforma digitale che, se ho ben capito, è stata disegnata dai sostenitori della sua mozione e che Boccia ha messo a disposizione dell'intero partito.

Di Dario Corallo mi ha colpito la radicalità; ho pensato ai trozkisti che sono all'interno del partito laburista inglese… In particolare mi ha colpito la sua contrapposizione con Graziano del Rio che aveva detto che il partito dovrebbe operare per i lavoratori, mentre, secondo Corallo, il partito dovrebbe portare i lavoratori a essere protagonisti della politica.

Infine in Maria Saladino, che ha dato l’endorsement a Maurizio Martina, mi ha colpito la grande determinazione nel rivendicare l'importanza dell'agire politico sui territori e della selezione di una classe dirigente autentica espressione dei territori.

Per concludere, esperienza positiva ma, se davvero abbracceremo messaggi più radicali come quelli proposti da Enrico Giovannini, dobbiamo essere consapevoli che la sfida è enorme: non basteranno diligenti persone di partito ma dovremo coinvolgere nel progetto personalità di indiscussa competenza e autorevolezza.

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