diversità integrazioneIl primo sabato di dicembre visito una mostra esposta nel salone del Binario 7 e mi incuriosisco subito le titolature sottostanti alle esposizioni.
La Violenza non conosce colore. Il pregiudizio uccide la società. La terra è proprietà comune. Il dialogo è l’arma per abbattere i muri. Connubio perfetto tra religione e felicità. Nel silenzio gli occhi raccontano cose che la bocca non riesce a dire. Sono forse capitato in una iniziativa promossa da vetero pacifisti o residuali cattocomunisti o da monaci zen? L’Unione fa la forza. In prima fila non solo a scuola ma nel sociale. Il mondo è tuo cosa aspetti a cambiarlo?

Ma no... forse è una mostra promossa dagli Scout o da un gruppo studentesco di sinistra…

Femminicidio: Io sono libera. Non sono sola, anche noi siamo con te. La mia libertà, la tua libertà.
Adesso ho capito: è un gruppo di femministe che lotta contro la violenza sulle donne…
Burkini o Bichini? Questo è il problema! Non hai l’aria condizionata sotto il velo? Quando l’abbronzatura non gira a tuo favore.

E cos’è tutta questa ironia anti islamica? La mostra è stata fatta dai Giovani padani!

Niente di tutto questo! La Mostra “Verso l’integrazione” è stata organizzata dai Giovani Musulmani d’Italia Monza e Brianza, dal Gruppo teatrale Parafrisando e dal Forum Giovani Monza.

La mostra ha avuto lo scopo di stimolare i visitatori ad una maggiore comprensione della presenza mussulmana e delle vie per ’integrazione che sono in atto anche nel nostro territorio.

Un punto di vista però prettamente italiano, per offrire un piccolo scorcio di un fenomeno enorme e complesso, per dimenticarsi la paura del diverso e comprendere meglio cosa invece ci accomuna.

L’integrazione viene vista come un viaggio, che da una parte viene inteso come una partenza verso una terra sconosciuta, dall’altra parte un viaggio anche nel momento in cui questa terra sconosciuta diviene la propria terra

La mostra è essa stessa un piccolo “viaggio” con un percorso artistico nel quale si esprimono diverse modalità culturali: la pittura, la calligrafia, il writer, la fotografia, il fumetto, l’espressione teatrale.

Le quattro sezioni hanno visto come protagonisti “giovani artisti” arabi.

Ferdaous Harfi, originaria del marocco con l’arte della esprime con l’eleganza della scrittura araba messaggi di amore e speranza.

Idriss Ela, fotografo figlio della seconda generazione che ha saputo cogliere con i suoi scatti una Monza sempre più multiculturale ed integrata.

Mosa One, 20 anni writer, abile nel disegnare un mix tra l’espressione araba e quella occidentale.

Takoua Ben Mohamed, nata in Tunisia (1991) cresciuta a Roma. Grafica e sceneggiatrice disegna e scrive storie vere a fumetti riguardo ai temi sociali quali l’islamofobia, il razzismo,la violenza contro le donne.

Da questa mostra sull’integrazione emergono alcune riflessioni molto attuali.

Sulla presenza dei “migranti”, in particolare riguardo alla comunità araba è una grande divaricazione tra la percezione della maggior parte dei cittadini che la vivono come problema e con paura e il dato di realtà, che vede (come dice il titolo della Mostra) dei “popoli” in cammino “verso l’integrazione”.

In particolare riguardo alla presenza mussulmana, anche nella nostra città, viene percepita come una comunità religione separata e integralista; quando invece in questi anni, è andato avanti un dialogo interreligioso tra arciprete e imam, tra parrocchie e comunità di fede islamica.

Così come continua ad essere presente la convinzione che la comunità araba è automaticamente connessa a una cultura violenta e vicina alle idee terroristiche, quando la stragrande maggioranza lavora, studia, vive nella nostra città e interpreta l’islam come una fede che li sollecita a comportamenti di pace e di unità.

Questo non significa negare i problemi esistenti, in parte presenti in queste comunità: di separazione e chiusura, di microcriminalità, di difficoltà delle donne ad avere un ruolo di parità.

È questo un cammino non facile, pieno di contraddizioni (chi non le ha?), di problemi non risolti, di difficoltà ad una integrazione “tra diversi”, ma è una comunità in cammino. A differenza degli stereotipi più diffusi, sono proprio alcune donne e alcuni giovani a trainare questo positivo cambiamento.

La parte della mostra sulla condanna al femminicidio è esplicita; la parte sulla cultura di convivenza e di pace espressa dai giovani artisti è altrettanto chiara e propositiva.

È infine indicativo che la mostra sia stato il frutto del lavoro volontario di Giovani Monzesi (Il Forum) e da Giovani Mussulmani.

Mazen Hussein, 22 anni, Presidente dei Giovani Musulmani in Brianza è molto chiaro nell’esplicitare lo scopo dell’iniziativa: “In questo modo vogliamo far capire che il viaggio dell’integrazione, sempre più necessario, si conquista volta per volta ed è profondamente legato all’interazione,cioè alla capacità di farsi conoscere per come si è”.

Probabilmente starà proprio nelle mani delle donne e dei giovani mussulmani e monzesi, il gravoso compito di condurre le proprie comunità “verso una integrazione”, che formerà “un noi” diverso da quello che oggi (noi e loro).

Ci vorranno probabilmente molti anni ma la semina sta dando i primi frutti e il cammino è segnato ed è già in atto.

 

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