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logo pdSono giorni complessi per la politica nazionale. Ecco le ultime dall'attesa Direzione Nazionale del Partito Democratico. “In questi due mesi ho provato a praticare l’unità, la collegialità, che è un valore importante. Abbiamo affrontato le consultazioni con spirito unitario e abbiamo fatto bene a riconoscere l’onere del formare un governo alle forze uscite vincitrici dalle elezioni del 4 marzo – ha commentato il segretario reggente Maurizio Martina in apertura di Direzione al Nazareno.

Quello con il M5s è un “capitolo chiuso”, ha proseguito Martina “Parlavamo molto di loro ma il tema vero eravamo noi, il nostro ruolo e la nostra funzione anche quando si è minoranza. Per me era non condannarci all’irrilevanza e accettare una sfida. Era un’ipotesi più rischiosa ma l’ho immaginata per come potevo fino a qui con questa ambizione”.

“Ora il dato è che il rischio di un voto anticipato è alto”, ha aggiunto Martina che sul tema del confronto con il Movimento 5 stelle è tornato a chiarire: “Non si è mai trattato di decidere con un sì o un no, se fare un’alleanza o votare la fiducia a un governo Di Maio. Si trattava di lanciare con il confronto una sfida politica e culturale diretta a quel Movimento che tanto ha eroso il nostro consenso anche il 4 marzo. E sfidarli proprio sul terreno del cambiamento. Senza nessuna rinuncia ai nostri valori. Non quindi una resa, ma un rilancio. Con tutte le difficoltà”.

Martina ha poi espresso “grande stima e fiducia nei confronti di Mattarella. Lunedì si terranno nuove consultazioni e noi dovremo avere un atteggiamento costruttivo”.

“Non dobbiamo consentire a nessuno di dire che ci sono diversi partiti nel nostro partito”, ha aggiunto il reggente che ha chiesto a tutti nel Pd consapevolezza verso “la nostra comunità che ci chiede chiarezza e unità. Chiediamo scusa ai militanti”.

“Vi chiedo – ha detto in conclusione – di rinnovarmi la fiducia a proseguire il mandato fino all’Assemblea. Quello che chiedo non è un sostegno di facciata. Tra poco ci attendono elezioni importanti, cominciamo a lavorare insieme. Possiamo farcela se iniziamo davvero la battaglia per aumentare il reddito di inclusione, per la parità salariale, contro i contratti pirata, per i bisogni di 900mila madri single. Smettiamo di chiamarci renziani, antirenziani o martiniani e ritroviamo l’orgoglio di essere soprattutto democratici. Basta con la logica dell’amico-nemico in casa, e basta scambiare la lealtà con la cieca fedeltà. Proviamo a dare una mano al Paese almeno noi, che rimaniamo l’unico punto di riferimento possibile”.

 

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