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Paciello DonatellaIn questi momenti il timore di scivolare nella retorica, in un rituale che ci vede ogni volta riuniti a condannare folli gesti di morte, è grande. Eppure sono convinta che non possiamo rimanere in silenzio.

Quando ci raccogliamo in tanti, come è avvenuto oggi pomeriggio sotto l’arengario, anche attraverso il silenzio, alziamo un grido di dolore ed un appello affinché cessi questa insensata violenza omicida.

E lo facciamo per tutti coloro che sono morti, per i morti nell’attentato aereo del Sinai, per quelli che hanno perso la vita nell’attentato di Beirut, per quanti sono morti venerdì scorso a Parigi, tra cui una nostra giovane connazionale, Valeria Solesin, e ancora per tutti coloro, i cui volti e le cui storie ignoriamo, donne, uomini e bambini, che ogni giorno rischiano o perdono la vita per sfuggire alla morte ed alla devastazione dei loro disgraziati paesi.

Dobbiamo indignarci, esecrare con forza questi vigliacchi, che stentiamo a chiamare esseri umani.

Dobbiamo affermare con forza la nostra volontà di difendere le nostre istituzioni democratiche, affermatesi grazie al sacrificio di tanti.

Dobbiamo far sentire la nostra voce presso i governi, perché facciano scelte risolute: perché il terrorismo venga isolato, perché vengano recisi una volta per sempre i ponti tra loro ed il resto della comunità internazionale.

Occorre prosciugare le fonti di approvvigionamento di armi e di uomini, uomini ed armi di cui il terrorismo si nutre come un’idrovora.

Occorre fare terra bruciata intorno al terrorismo e per far questo la risposta non può essere l’innalzamento dei muri, la ghettizzazione, all’interno dei nostri paesi, di quanti percepiamo diversi da noi, perché ciò genera solo odio e distanza incolmabili, come provano gli episodi di morte che si susseguono ormai senza tregua ed in ogni dove.

La risposta alla sfida di morte lanciata dai terroristi e’ esemplificata nel gesto dei cittadini di parigi, che hanno aperto le loro porte a coloro che cercavano scampo alla follia omicida dei terroristi.

La risposta credo sia quella della costruzione di fitte reti di solidarietà e di accoglienza, ad opera di tutte le donne e gli uomini di buona volontà, a qualunque credo e razza essi appartengano.

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